Ultimo aggiornamento: 4 dicembre 2017 alle 10:52

“Adesso servono regole per i giganti del web”

Marina Berlusconi affronta il tema della scarsa regolamentazione dei “colossi del web” che sono cersciuti grazie ad un vuoto normativo

Come riporta: http://www.ilgiornale.it

Lunga intervista del presidente di Fininvest e di Mondadori sul quotidiano La Stampa: “Come editore voglio competere ad armi pari.

La democrazia digitale è un’utopia che non funziona, lo dimostrano i 5 Stelle”. “Se oggi i Cinque Grandi del web – Apple, Microsoft, Google, Amazon, Facebook – sono le maggiori società mondiali per valore di Borsa, spiega Marina Berlusconi, è anche perché hanno potuto operare in un contesto del tutto privo di regole”. Queste aziende “seguono un modello, a partire da Amazon, non così innovativo: distruggere ogni mediazione, ogni passaggio fra loro e il consumatore finale, mettere fuori mercato tutti gli operatori della catena produttiva-distributiva praticando prezzi insostenibili, grazie alle economie di scala che la globalizzazione consente, alla tecnologia e ai comportamenti cui accennavo. Una volta padroni del mercato, saranno liberi di imporre a tutti le loro condizioni e anche che cosa farci leggere, quando, a che prezzo”.

Inoltre, spiega la manager, “paghiamo un prezzo altissimo per questa rivoluzione digitale, il prezzo della nostra identità e privacy, miliardi di persone accettano di essere schedate. E il consumatore che apprezza il tutto gratis è magari lo stesso che, nella guerra dei giganti per eliminare ogni concorrenza, è rimasto senza un lavoro o diventato un precario. E parla una che non può certo essere sospettata di demonizzare il profitto”.

Marina Berlusconi parla anche da madre: “Ho due figli adolescenti. La generazione del “Google in your pocket” probabilmente è più reattiva, più capace di trovare risposte rapide a ogni domanda. Ma i ragazzi rischiano di essere meno capaci di stupirsi, meno liberi di annoiarsi e di trasformare la noia in fantasia. E il mestiere di noi genitori è più complicato: i figli non hanno più solo un loro mondo interiore, spesso ermetico, ma galleggiano anche in un mondo online molte volte opaco”.

C’è spazio anche per la politica: “Ogni strumento che migliori il rapporto elettori-eletti è positivo, ma la democrazia digitale è un’utopia pericolosa. I 5 Stelle sono la dimostrazione che non funziona, quando non è addirittura un inganno. La politica è o dovrebbe essere l’esatto opposto: in nome dell’interesse generale, la mediazione tra interessi particolari”.

Prosegue la presidente Fininvest, riferendosi al padre Silvio Berlusconi: “La buona politica sarà sempre fatta di progetti, idee, esperienza, equilibrio. Questa è la grande forza di mio padre. E mi stupisco ancora di più di chi si stupisce: lui il campo non l’ha mai lasciato. È da vent’anni che provano a buttarlo fuori e a far fallire il suo progetto per l’Italia. E in questo l’antiberlusconismo ha messo in mostra i mali peggiori del Paese: l’invidia per chi ha successo, il pregiudizio per chi non la pensa come te, il giustizialismo. Il modo in cui mio padre ha saputo reagire mi pare abbia fatto capire a molti la vera posta in gioco: non il destino di Silvio Berlusconi, ma di quanti non ne possono più di una certa Italia vecchia e immobile, quella sì, rancorosa e intossicata”.

Una posizione troppo critica verso le innovazioni digitali? Così risponde Marina Berlusconi: “Mi torna spesso in mente uno dei libri che più amo, “Vita e Destino”, la formidabile denuncia di Vasilij Grossman sugli orrori di comunismo e nazismo. Nessun paragone senza senso, ma sa perché mi torna in mente? Perché i colossi del web, cavalcando la globalizzazione, tendono a creare un mondo omologato, stessi gusti, stesse abitudini, stessi consumi. Grossman dice invece che proprio nell’unicità e nella diversità di ciascuno sta l’essenza stessa dell’uomo. E dove si cerca di cancellare varietà e differenze, “la vita si spegne”. Una frase che mi ha molto colpito. In fondo, è proprio vero che nei libri è già scritto tutto”.

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