Ultimo aggiornamento: 4 dicembre 2017 alle 10:42

E alla fine Prodi ammise: “Al Cav facero pagare la Libia”

Pubblichiamo due stralci dal libro dell`ex direttore del «Sole24Ore» Roberto Napoletano «Il Cigno nero e il Cavaliere bianco.

Come riporta: http://www.ilgiornale.it

Diario italiano della grande crisi» (ed. La nave di Teseo), in libreria dal 7 dicembre. I due brani che anticipiamo per gentile concessione, riguardano le confidenze e i dubbi dell`ex premier Romano Prodi sui fatti che nel 2011, tra la crisi dello spread e le pressioni internazionali, portarono alla caduta del governo Berlusconi. Non è la prima volta che uno statista ricostruisce quei mesi oscuri. Dall`ex premier spagnolo Zapatero all’ex ministro del Tesoro Usa Timothy Geithner, più volte è stata ventilata l`ombra di un golpe.Resto di pietra, un brivido mi corre lungo la schiena. In modi diversi, con parole e sfumature differenti ma all’unisono, guru e big della comunità degli affari e della finanza, la massima autorità monetaria europea e la massima autorità monetaria italiana, mi hanno detto la stessa cosa: l’Italia sta saltando, i suoi fondamentali dell’economia non giustificano minimamente il fallimento della repubblica, ma tant’è. Ricerco e ascolto altri operatori di mercato, ne traggo la conclusione che sono al lavoro le mani forti della speculazione e puntano alla disintegrazione dell’euro. Scoprirò dopo che, oltre alla diffidenza comprensibile nei confronti dell’Italia, accompagnata da una buona dose di pregiudizi, pesano sui mercati gli interessi geopolitici francotedeschi, sullo sfondo di uno storico scontro tra americani e russi dove sono in ballo energia, intelligence e sicurezza. Il giudizio unanime di condanna per l’incapacità di governare dell’esecutivo Berlusconi, logorato da un estenuante braccio di ferro tra il presidente del consiglio e il ministro dell’economia Giulio Tremonti e dal decoro violato delle istituzioni, contribuisce in modo decisivo a rendere concreto uno scenario terribile che mina le fondamenta dello stato italiano e mette a repentaglio la ricchezza privata del paese.

Alzo ancora il telefono e chiamo Romano Prodi, l’unico che ha battuto due volte nelle urne il Cavaliere e che ha un passato da presidente della commissione europea in un momento storico per il vecchio continente. Mi dice: «Sono di ritorno dagli Emirati, sentirmi salutare all’aeroporto dall’ambasciatore arabo con un bel bunga bunga’ non mi ha fatto piacere. C’è qualcosa, però, che non mi quadra in questo indignarsi collettivo, c’è qualcosa che va oltre il colore e il gossip. La mia sensazione è che questa volta i mercati vogliano far pagare a Berlusconi anche la posizione italiana a favore di Putin, di Gheddafi e della stabilità iraniana. Si tratta di una scelta di campo giusta per tutelare l’interesse nazionale e io la condivido, ma ha scatenato le mire francesi sulla Libia, l’interesse tedesco per la partnership con i russi che ci danneggia, l’insofferenza americana per un’alleanza storica che reputano tradita. Purtroppo è un dato di fatto che, alla fine, l’errore della guerra della Libia lo paghiamo noi…

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