Ultimo aggiornamento: 1 maggio 2018 alle 22:00

Milano, le zone della Stazione tra disperati e criminali in fuga

Disperati e criminali in fuga. Dalla stazione nelle vie

vicine

Viaggio tra i quartieri intorno alla Centrale: i controlli hanno solamente spostato il degrado di pochi metri

La Stazione centrale, da qualche tempo, fa un po’ meno paura. Certo, tra soldati col mitra in mano, uomini in divisa – pubblica e privata – somiglia un po’ a un campo militare.

Ma almeno si avverte un senso di quasi sicurezza. I nostri parlano italiano.

Il problema è che quel mondo multietnico, quelle facce piene di cattive intenzioni che prima tra binari e portici ci albergavano non è che sia sparito. La «magia» è un’illusione per turisti, una cartolina taroccata. Il nostro sindaco, le nostre istituzioni, hanno semplicemente nascosto la «polvere» sotto al tappeto. Balordi, criminali d’ogni età e di ogni razza, spesso fantasmi per la nostra anagrafe, così come per la giustizia, si sono solo «trasferiti». Quattrocento-cinquecento metri più lontano, sparpagliati nei quattro punti cardinali.

Anche i numeri spesso nascondono bugie, si narra ufficialmente che i reati siano diminuiti. Questione di statistiche. Peccato che l’algoritmo sia «baro» come una slot-machine. Per uno che vinci cento ne perdi. I crimini, soprattutto quelli da strada, sembrano calare. Ma c’è una risposta: la gente, sia italiani che quegli stranieri regolari e lavoratori, non denuncia più.

Basta parlare con commercianti e residenti. La percezione per tutti è la stessa: inutile, tempo perso, ore d’attesa in commissariati o stazioni dei carabinieri per raccontare che la casa è stata svaligiata in pieno giorno, che per strada ti puntano un coltello o una pistola per rapinarti dell’orologio, che i ladri ti hanno svaligiato il bar. Meglio pagarsi una nuova saracinesca che tenere chiuso bottega una mattinata (perdendo l’incasso).

Ponte Seveso, via Tonale, via Venini, passando per Settembrini fino a Caiazzo, (dove è stata accoltellata la studentessa inglese), sono un’istantanea del degrado dell’ex «locomotiva d’Italia». Siamo nel centro direzionale, ma ormai la famigerata via Padova, piuttosto che Quarto Oggiaro o il Lorenteggio – così come tante altre periferie -, si sono centrifugate in questo melting pot costruito sulla disperazione. E soprattutto, un bavoso, ipocrita, buonismo.

Dove prima c’erano uffici, sono nati bed and breakfast spesso non a norma, appartamenti trasformati in affittacamere, nemmeno più gestiti da italiani. Con 10 euro, in via Tonale si può dormire qualche ora, fare una doccia e mangiare una ciotola di riso. Prostitute cinesi fingono di aspettare il tram alla fermata a poche centinaia di metri da commissariato di polizia e guardia di Finanza. Vanno dai 50 ai 60 anni. Intorno alle 22 arriva anche qualche ragazza di colore, accompagnata da colleghi disponibili per uomini.

Consumano i rapporti anche nei sottoscala di vecchi palazzi dove ormai abitano solamente loro. In via Sammartini, decadente e decrepito quartiere gay, ragazzotti romeni litigano con gli albanesi per conquistarsi qualche cliente.

Senza scordare poi i sudamericani, birre in mano e occhio lungo. Soprattutto sulle donne. Molto pronto allo scippo.

Ecco la ex «Milano da bere» e ora forse da rivedere. Fa spavento. Ma forse solo a chi ricorda ciò che eravamo.

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